Progettare il futuro
• Introduzione
• I risultati della ricerca
• La significatività del campione
Introduzione
Progettare il futuro? non é facile, ma tutti ci possono tentare. Basta avere le idee e gli strumenti giusti. Fra questi strumenti assume un ruolo di primo piano il sistema di Information & Comunication Technology (ICT). Non solo per il potenziale risparmio di costi che, alcune soluzioni ICT, consentono di conseguire, ma anche per le nuove attività che si possono svolgere. Se il sistema ICT può rappresentare una fonte di vantaggio competitivo, quante sono le imprese che ne hanno percepito tale potenzialità?
A questa domanda Il Gruppo 24 ORE ha cercato di rispondere attraverso una ricerca, proposta sul portale www.vantaggiocompetitivo.it ed alla quale hanno aderito quasi 500 imprese. Dalle risposte al questionario erogato emerge che solo il 32% dei partecipanti all´indagine, ha le idee e gli strumenti giusti per progettare il futuro. Sono quindi 176 le imprese che hanno adottato efficaci soluzioni di ICT.
Sono poche e c´é da preoccuparsi, poiché siamo entrati, ormai da anni, in quella che viene chiamata l´economia della conoscenza. Un´economia dove la conoscenza trasforma velocemente il lavoro ed é il motore di cambiamenti rapidi nelle modalità di funzionamento e nelle strutture dei mercati. In questo contesto le aziende che vogliono trovare un loro vantaggio competitivo devono perseguire almeno una fra queste due alternative:
- 1) Offrire ai clienti soluzioni innovative, che rompano quelle che sono sul mercato le ″tradizionali″ regole del gioco;
- 2) Realizzare prestazioni più efficienti rispetto a quelle dei concorrenti nelle varie attività che qualificano la sua capacità di creare valore per i clienti;
Si tratta, infatti, da una parte di saper coniugare creatività e innovazione con soluzioni informatiche adeguate e, dall´altra, di poter gestire al meglio la catena del valore con il supporto di software gestionali e di tecnologie di networking tali da poter lavorare con massima efficienza sui processi aziendali.
Enterprise resources planning (ERP), customer relationship management (CRM), enterprise content management (ECM), enterprise communication processing (ECP), sono alcune soluzioni che possono permettere alle aziende di gestire meglio le attività e i processi lungo la catena del valore, valorizzando il lavoro delle persone, oltre che disporre di informazioni indispensabili per gestire il business e prendere decisioni.
I risultati della ricerca
Dall´elaborazione dei risultati due sono le riflessioni positive. La prima é che pur essendo poche le imprese di elevato profilo ICT , ve ne sono molte che con poco sforzo potrebbero andare a collocarsi nel quadrante dell´eccellenza (vedi figura. ). E di più, é un 47% delle imprese del campione quello che, pur avendo già imboccato percorsi virtuosi, ha a portata di mano significativi potenziali di miglioramento. Per queste realtà un unico avvertimento: devono mettersi con rapidità al lavoro sulle tecnologie, pena un veloce decadimento della competitività. L´evoluzione tecnologica é in forte accelerazione e non concede lunghe pause di riflessione. Bisogna investire oggi, già pensando a domani. E´ necessario prendere delle decisioni non seguendo logiche incrementali, ma con in mente un progetto strategico per l´azienda al quale allineare il sistema ICT.
La seconda riflessione positiva che i risultati della ricerca suggeriscono é la seguente: la gestione operativa sembra poter disporre di efficaci soluzioni informatiche. Tuttavia queste soluzioni non sempre rappresentano efficaci database per soluzioni di Business Intelligence, a supporto della strategia nei suoi tre momenti di valutazione, formulazione ed attuazione.
La significatività del campione
Queste riflessioni sono particolarmente rilevanti anche in considerazione del significatività del campione che si é creato, é stata casuale, in quanto é frutto di un accesso libero al questionario on line. Il campione é infatti risultato prevalentemente composto da PMI, che rappresentano la colonna portante del sistema economico italiano.
Infatti, le 497 imprese rispondenti, con riferimento alla classi di fatturato, sono risultate così suddivise:
- 1) classe ″fino a 1 ml″ di fatturato sono 198 imprese e costituiscono il 39,8% del campione;
- 2) classe ″da 1,1 a 5 ml″ di fatturato sono 181 imprese e costituiscono il 36,4% del campione;
- 3) classe ″da 5,1 a 10 ml″ di fatturato, che sono 47 imprese e rappresentano il 9,5% del campione;
- 4) classe ″da 10 a 50 ml″ di fatturato sono 71 imprese e rappresentano il 14,3% del campione.

Figura 1 - il campione della ricerca
Sempre per le dimensioni aziendali un dato che conferma la composizione in base al fatturato, é il numero dei dipendenti: nel campione le imprese sotto i 15 addetti sono 321 e rappresentano il 64,6% del campione.
Per tentare di interpretare i risultati é interessante anche analizzare il campione per macrocomparto economico di appartenenza. Si potrebbe, in modo innocente, pensare che dove il contenuto di attività é più hard (industria manifatturiera) ci sia meno software e il contenuto sia più soft questo si accompagni ad un utilizzo più intensivo del software. Ma in base ai dati del campione, che risulta così composto:
- 248 imprese appartengono all´industria e rappresentano il 49,9% del campione;
- i servizi con 136 aziende, sono il 27,4% del campione, e la distribuzione commerciale con 98 aziende, pari al 19,7% del campione,
- con poche aziende rappresentate, seguono gli altri tre settori: i trasporti con 7 aziende, pari al 1,4 %, agricoltura con 5 aziende, apri al 1,0 %, ed infine 3 aziende pubbliche che rappresentano lo 0,6% del campione;
ne emerge che gli investimenti in sistemi ICT avanzati, non é legato al contenuto più o meno tangibile di quello che si fa, né é unicamente un problema di volumi elevati delle attività, ma molto dipende dalla complessità di quello che si fa: quanto più complessa é l´attività di impresa tanto più si sono effettuati significativi investimenti in ICT. D´altra parte la complessità nella gestione di un´impresa é data dal numero di variabili in gioco (il numero delle combinazioni prodotti/servizi/clienti/canali distributivi) e dal grado di conoscenza che si ha delle relazioni di causa effetto tra le variabili in gioco.

Figura 2 - Settori merceologici
Se poi alla complessità da profilo strutturale si associano anche processi di internazionalizzazione la complessità inevitabilmente aumenta e gli investimenti in ICT seguono. Ebbene il campione cattura questa complessità da internazionalizzazione poiché poco meno della metà delle imprese ha un buon grado di internazionalizzazione:
- 123 imprese (il 24,7 %) vendono (o producono) all´estero meno del 30%,
- 65 imprese (il 13,1 %) vendono (o producono) tra il 30% ed il 60% all´estero,
- 46 aziende (il 9,3 %), vendono (o producono) più del 60% all´estero,
- mentre 263 aziende, il 52,9 %, hanno affermato di opera solo in Italia.