CASI AZIENDALI:
· Riso Scotti



Articolo estratto da L'impresa - Maggio 2010

Innovazione Ict a rilento

Da una ricerca dell’università Liuc di Castellanza emerge un’imprenditoria che non riesce ancora a sfruttare i risparmi e le potenzialità che una corretta strategia Ict può offrire

C’è ancora troppa confusione sui sistemi gestionali delle aziende, a tutti i livelli. In altre parole, l’Ict (Information communication technology) per molte società non è in grado di rappresentare una reale fonte di vantaggio competitivo e c’è sicuramente parecchio da fare su questo versante, sintetizza Alberto Bubbio, docente all’università Liuc di Castellanza (Varese).
Che aggiunge: «progettare il futuro non è facile, ma tutti possono tentare. Basta avere le idee e gli strumenti giusti. Fra questi “tools” assume un ruolo di primo piano il sistema Ict. E questo non solo per il potenziale risparmio di costi che alcune soluzioni hi-tech consentono di conseguire, ma anche per le nuove attività che si possono svolgere».
Ma in Italia non tutti sembrano ancora averlo capito, per vari motivi. Insomma, il nostro è un Paese industrializzato che non sfrutta a fondo i nuovi sistemi. E questo significa zavorrare il futuro: un autogol che il Paese non può permettersi. Lo stato dell’arte nei sistemi Ict è stato scandagliatoa a fondo dalla ricerca condotta dall’università Liuc su un campione di circa 500 imprese. Dalle risposte al questionario erogato emerge che circa un terzo dei partecipanti all’indagine ha maturato strategie corrette. Un risultato inferiore a quello che i ricercatori si sarebbero aspettati.
E quindi, in qualche modo, anche un po’ preoccupante. Perché siamo entrati, ormai da anni, in quella che viene chiamata l’economia della conoscenza. Un sistema dove il know how trasforma il lavoro ed è il motore primo di cambiamenti rapidi nelle modalità di funzionamento e nelle strutture dei mercati.

In pochi utilizzano le soluzioni più avanzate e integrate

Oggi, come noto, nel campo dell’Ict gli strumenti sono numerosi e ricchi. Enterprise resources planning (Erp), Customer relationship management(Crm), Enterprise content management Ecm), Enterprise communication processing (Ecp) sono solo alcune delle soluzioni avanzate che possono permettere alle aziende di gestire meglio le attività e i processi lungo la catena del valore, valorizzando il lavoro delle persone, oltre che disporre di informazioni indispensabili per gestire il business e prendere decisioni.
Da una prima analisi di come è strutturato il sistema gestionale emerge che il 35,4% dispone di un Erp evoluto. Oltre quattro imprese su dieci dichiarano di disporre di un sistema gestionale di base (contabilità, fatturazione e magazzino)e il 17,1% dispone di diversi software non integrati. Infine una minoranza (il 4,8%) utilizza le soluzioni del commercialista.
Sui processi fondamentali come la gestione degli ordini, il processo di produzione, l’evasione della commessa, gli approvvigionamenti, la gestione dell’attività post-vendita, l’iter di sviluppo dei nuovi prodotti le indicazioni emerse sono interessanti: una buona parte delle aziende ha soluzioni che supportano quasi completamente in modo automatico questi processi, ma solo una minoranza utilizza soluzioni avanzate e integrate.
Dopo aver somministrato il questionario, i ricercatori hanno costruito i “quadranti dell’innovazione”, cioè una classica matrice di tipo porteriano con sulle ordinate il grado di innovazione organizzativa e sulle ascisse il livello di innovazione Ict. Sono così emersi quattro quadranti, più o meno virtuosi.
Il risultato finale, dicono gli esperti, è che al profilo “ideale” di eccellenza per innovazione e organizzazione, risponde solo il 2,6% delle imprese, intese come società dinamiche e ben organizzate con soluzioni informatiche innovative e adeguate (quadrante numero 1).
Ciò non di meno il 32% del campione si inserisce nel secondo quadrante, costituito da aziende dinamiche che hanno un buon livello di soluzioni informatiche e che stanno attuando significative innovazioni organizzative avviandosi verso il primo quadrante, quello dell’eccellenza.
Nel terzo quadrante si colloca il 55% del campione. In questi casi le soluzioni informatiche dovranno essere sicuramente migliorate. Infine il 10% del campione, dovrà sostenere elevati e strategicamente indispensabili investimenti in Itc.
A loro vantaggio vi è solo il fatto che chi arriva dopo, in certi casi, può apprendere dalle esperienze negative fatte da altri.
In sostanza, progettare il futuro, almeno per molti, sembrerebbe possibile, ma nelle imprese italiane c’è ancora molto da fare se si vuole che siano i sistemi Ict a fornire un reale supporto in questa direzione e a costituire una fonte reale vantaggio competitivo.